
Il dolore articolare viene spesso associato all’avanzare dell’età. È una convinzione comune, rassicurante, ma nella maggior parte dei casi riduttiva.
Molte persone convivono per anni con rigidità, fastidi o dolori ricorrenti pensando che siano normali. In realtà, il dolore articolare è spesso il risultato di adattamenti e compensi che il corpo costruisce nel tempo, non dell’età in sé.
Comprendere questo cambia completamente il modo di leggere il dolore e di intervenire.
Il corpo si adatta prima di far male
Il corpo umano è progettato per adattarsi. Quando un movimento diventa meno efficiente, quando un’articolazione perde mobilità o quando un distretto lavora più di un altro, il sistema trova automaticamente strategie alternative per continuare a muoversi.
All’inizio questi compensi funzionano:
- permettono di evitare il dolore
- mantengono la funzionalità
- consentono di continuare le attività quotidiane
Con il tempo però diventano rigidi, costosi e poco efficienti. È in questa fase che compaiono:
- rigidità articolare
- dolori intermittenti
- sensazioni di blocco o pesantezza
Il dolore, quindi, non è l’inizio del problema, ma spesso il suo ultimo segnale.
Dolore articolare ed età: perché vengono confusi
Con il passare degli anni aumentano:
- le abitudini ripetitive
- i carichi mal distribuiti
- la riduzione della varietà di movimento
Questo porta a pensare che sia l’età a causare il dolore. In realtà, due persone della stessa età possono avere condizioni fisiche completamente diverse.
La differenza non è negli anni, ma in:
- come ci si è mossi nel tempo
- come il corpo si è adattato
- da quanto tempo sta compensando senza essere ascoltato
Ogni corpo ha una storia diversa
Uno degli errori più comuni è trattare il dolore come qualcosa di standard.
Stesso dolore, stessa zona, stessa età non significano stessa causa.
Ogni corpo porta con sé una storia fatta di:
- lavori fisicamente impegnativi
- vecchi traumi o infortuni
- periodi di sedentarietà
- stress fisico ed emotivo
Per questo motivo non esistono soluzioni uguali per tutti. Prima di intervenire è fondamentale capire come il corpo si è organizzato nel tempo.
Cos’è e a cosa serve una valutazione posturale
La valutazione posturale non serve a trovare un difetto né a dare etichette.
Serve a:
- osservare come il corpo si muove
- individuare le strategie di compenso
- capire quali distretti lavorano più del necessario
È un momento di ascolto e analisi che permette di dare un senso al dolore e di costruire un percorso personalizzato, basato sulla persona e non solo sul sintomo.
Ascoltare prima di intervenire
Così come il mare modella le rocce nel tempo, anche il corpo cambia attraverso adattamenti continui.
Quello che vediamo oggi è il risultato di ciò che è successo prima.
Intervenire senza ascoltare significa agire solo sul risultato finale, senza comprendere il processo che lo ha generato. Per questo l’ascolto del corpo viene prima di qualsiasi intervento.
Conclusione
Il dolore articolare non è semplicemente “l’età che avanza”. È spesso il segnale di un corpo che si è adattato a lungo senza essere ascoltato.
Capire da quanto tempo sta compensando fa tutta la differenza.
Se senti che qualcosa nel tuo corpo non scorre più come prima, informarti è il primo passo per ritrovare equilibrio
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