
La vera libertà in vacanza è poter fare ciò che desideri
Quando pensiamo alle vacanze immaginiamo il mare, una montagna, una città da esplorare, una passeggiata al tramonto.
Pensiamo soprattutto alle esperienze.
Ma c’è qualcosa che spesso diamo per scontato: il nostro corpo deve permetterci di viverle.
Camminare per ore tra le strade di una città.
Salire una scalinata per raggiungere un panorama.
Fare un bagno.
Giocare sulla spiaggia.
Portare in braccio un bambino.
Affrontare un sentiero.
Alzarsi dalla sabbia.
Sono gesti semplici, ma richiedono la capacità del corpo di muoversi, adattarsi e rispondere alle situazioni.
Ed è proprio durante l’estate, quando cambiano le nostre abitudini, che possiamo accorgerci di quanto il movimento sia legato alla nostra libertà.
Ho capito cosa significa perdere la libertà di movimento a vent’anni
Questa cosa l’ho capita davvero quando avevo 19 anni, quasi 20.
Praticavo sport e durante un’attività sportiva mi sono infortunato al ginocchio, riportando la rottura del legamento crociato.
È iniziato così un percorso che, tra infortunio, visite, dolore, intervento chirurgico e recupero, mi ha portato via quasi un anno prima di tornare a stare bene.
Eppure, ripensandoci oggi, il problema più grande non era il dolore al ginocchio.
Avevo vent’anni.
E quello che mi colpiva di più era un’altra cosa: la sensazione di aver perso la possibilità di fare liberamente ciò che facevo prima.
Dopo l’operazione, soprattutto, anche una semplice passeggiata poteva diventare complicata.
Una rampa di scale richiedeva attenzione.
Guidare non era più così scontato.
Andare dove volevo non era più una cosa che potevo semplicemente decidere di fare.
Per un periodo ho avuto bisogno dell’aiuto degli altri.
E anche quando qualcuno era disponibile ad aiutarmi, dentro di me sentivo comunque quella perdita di autonomia.
Non era semplicemente il fatto di avere un ginocchio infortunato.
Era il fatto di non sentirmi più libero.
Ed è una sensazione che, a vent’anni, può essere difficile da accettare.
Dietro il movimento c’è molto più del movimento
Quell’esperienza mi ha fatto capire una cosa che ancora oggi considero fondamentale nel mio lavoro.
Quando parliamo di movimento, spesso pensiamo all’allenamento.
Pensiamo alla palestra, alla corsa, allo sport, alla prestazione.
Ma il movimento non è soltanto questo.
Il movimento è ciò che ci permette di vivere.
È poter uscire di casa senza dover chiedere aiuto.
È poter salire una scala.
È poter guidare.
È poter fare una passeggiata quando ne abbiamo voglia.
È poter giocare con i nostri figli o con i nostri nipoti.
È poter viaggiare.
È poter esplorare un posto nuovo.
È poter scegliere cosa fare senza che il nostro corpo decida al posto nostro.
Per questo oggi penso che dietro la capacità di muoversi ci sia molto di più di una semplice funzione fisica.
C’è autonomia.
C’è sicurezza.
C’è possibilità di scelta.
E, soprattutto, c’è la possibilità di vivere ciò che desideriamo con leggerezza e gioia.
Quando il corpo funziona bene, quasi non ce ne accorgiamo
C’è un aspetto interessante del movimento:
quando funziona bene, non ci pensiamo.
Non pensiamo a come appoggiamo il piede mentre camminiamo.
Non analizziamo la posizione del bacino quando saliamo le scale.
Non controlliamo ogni singolo movimento della spalla quando prendiamo una valigia.
Il corpo coordina tutto automaticamente.
Ed è proprio questa capacità che ci permette di concentrarci su ciò che stiamo vivendo, anziché sul modo in cui ci stiamo muovendo.
Quando sono tornato a stare bene, dopo mesi di recupero, ho riscoperto proprio questo.
Ho ricominciato a camminare, guidare, fare sport e muovermi senza dover pensare continuamente al ginocchio.
Senza controllare ogni gesto.
Senza chiedermi se sarei riuscito a fare una determinata cosa.
Il movimento è tornato a essere spontaneo.
Ed è stato allora che ho capito quanto fosse importante.
L’estate cambia il modo in cui utilizziamo il corpo
Durante l’anno possiamo avere una routine abbastanza prevedibile.
Casa, lavoro, macchina, palestra, qualche passeggiata.
In vacanza, invece, tutto cambia.
Possiamo passare da poche migliaia di passi a camminare per ore.
Dormiamo in letti diversi.
Stiamo più tempo in piedi.
Camminiamo sulla sabbia o su terreni irregolari.
Facciamo attività che normalmente non pratichiamo.
Portiamo valigie.
Saliamo e scendiamo continuamente.
Il corpo deve quindi adattarsi a stimoli nuovi e più vari.
Ed è proprio questa varietà che può essere estremamente positiva.
Muoversi di più non significa semplicemente “fare attività fisica”
Quando parliamo di movimento pensiamo spesso all’allenamento.
Ma il movimento è molto più ampio.
È anche:
- camminare in una città nuova;
- giocare con i bambini;
- nuotare;
- ballare;
- salire una montagna;
- esplorare un sentiero;
- stare accovacciati sulla spiaggia;
- rialzarsi da terra;
- trasportare uno zaino;
- cambiare continuamente direzione.
Sono tutte esperienze che richiedono al corpo di coordinare forza, mobilità, equilibrio e controllo.
Per questo una vacanza può diventare, senza che ce ne rendiamo conto, una vera esperienza di movimento.
Il movimento ci permette di vivere le esperienze, non è solo un mezzo per spostarci
Questa è forse la differenza più importante.
Non camminiamo soltanto per raggiungere un luogo.
Camminiamo per scoprire quel luogo.
Non saliamo una scalinata soltanto per arrivare in cima.
La saliamo per vedere il panorama.
Non corriamo sulla spiaggia soltanto per fare esercizio.
Corriamo per giocare.
Il movimento diventa quindi uno strumento attraverso il quale facciamo esperienza del mondo.
Ed è per questo che una buona capacità di movimento è strettamente legata alla nostra autonomia.
Più il corpo è capace di adattarsi, più possibilità abbiamo di scegliere cosa fare.
Quando invece il corpo inizia a mettere dei limiti
A volte ci accorgiamo di questa libertà proprio quando viene meno.
“Non riesco a camminare così tanto.”
“Le scale mi fanno male.”
“Dopo qualche ora devo sedermi.”
“Non riesco più a giocare per terra.”
“Quel sentiero è troppo impegnativo per me.”
Non sempre si tratta di un problema grave.
A volte sono semplicemente segnali che indicano che alcune capacità del corpo non sono più efficienti come un tempo.
Mobilità, forza, equilibrio, coordinazione e capacità di recupero possono cambiare nel tempo.
E l’estate, aumentando le occasioni di movimento, può semplicemente rendere più evidente qualcosa che durante l’anno rimane nascosto.
Non è una questione di età: è una questione di capacità
Un errore frequente è pensare:
“È normale, ho una certa età.”
L’età influenza sicuramente il nostro corpo, ma non determina da sola quanto possiamo muoverci.
La capacità di movimento dipende anche da quanto utilizziamo il corpo, dagli stimoli che riceve, dalla qualità dei movimenti e dalla sua capacità di adattarsi.
Due persone della stessa età possono avere capacità motorie completamente diverse.
Per questo non dovremmo chiederci soltanto:
“Quanti anni ho?”
Ma anche:
“Cosa riesco ancora a fare con il mio corpo?”
Il corpo si adatta: possiamo fare molto più di quanto pensiamo
La mia esperienza mi ha insegnato anche un’altra cosa.
Il recupero non è stato immediato.
Ci sono voluti tempo, pazienza, impegno e un percorso progressivo.
Ma il corpo ha risposto.
Stimolo dopo stimolo, movimento dopo movimento, sono tornato a fare ciò che prima mi sembrava scontato.
Questo è uno degli aspetti più affascinanti del nostro organismo:
il corpo è un sistema capace di adattarsi continuamente agli stimoli che riceve e al modo in cui lo utilizziamo.
Non significa che tutto sia sempre possibile o che basti “volerlo”.
Significa però che non dovremmo dare per scontato che una difficoltà rappresenti necessariamente il nostro limite definitivo.
Con gli stimoli giusti, nel modo e nei tempi adeguati, il corpo può recuperare capacità, sicurezza e fiducia.
L’estate può diventare un’occasione per ascoltare il corpo
Non dobbiamo trasformare la vacanza in un test.
L’obiettivo non è controllare ogni movimento o preoccuparsi di eventuali fastidi.
Al contrario.
L’obiettivo è vivere.
Ma proprio mentre viviamo possiamo osservare il nostro corpo.
Cosa riesco a fare facilmente?
Cosa mi diverte?
Quali attività mi fanno sentire libero?
E, magari, quali movimenti mi risultano più difficili rispetto a qualche anno fa?
Queste informazioni possono essere preziose.
Non perché dobbiamo preoccuparci, ma perché ci permettono di conoscere meglio il nostro corpo.
Il vero obiettivo non è muoversi di più. È muoversi meglio per vivere di più.
Non serve necessariamente fare più sport.
Non serve inseguire prestazioni.
Non serve trasformare ogni giornata in un allenamento.
Il punto è avere un corpo sufficientemente efficiente da permetterci di fare ciò che per noi conta.
Per qualcuno significa fare una lunga passeggiata.
Per qualcun altro giocare con i nipoti.
Per un’altra persona ancora significa tornare a fare trekking, ballare o viaggiare senza la paura di non farcela.
La qualità del movimento diventa quindi una forma di libertà.
E se quest’estate il tuo corpo ti ha raccontato qualcosa?
Forse hai scoperto di avere più energia di quanto pensassi.
Forse hai camminato più del previsto.
Forse hai fatto un’attività che non facevi da anni.
Oppure hai incontrato qualche difficoltà.
Un dolore.
Una rigidità.
Una perdita di equilibrio.
Un movimento che improvvisamente non ti sembra più così naturale.
Qualunque sia stata la risposta, può essere interessante ascoltarla.
Perché il corpo non ci parla soltanto attraverso il dolore.
Ci parla anche attraverso ciò che riusciamo a fare.
Conclusione
Oggi, dopo tanti anni da quell’infortunio, quando penso a quel periodo non ricordo soltanto un ginocchio operato.
Ricordo soprattutto cosa significava non poter essere autonomo.
E forse è proprio questo che mi ha fatto comprendere quanto il movimento sia importante.
Non perché dobbiamo allenarci per forza.
Non perché dobbiamo essere performanti.
Ma perché vogliamo vivere.
Vogliamo poter uscire, viaggiare, giocare, camminare, esplorare, abbracciare, salire, scendere, ridere.
Vogliamo poter scegliere.
Il movimento è uno dei mezzi attraverso cui la vita diventa esperienza.
E quando il corpo ci permette di muoverci senza doverci pensare, quella libertà diventa quasi invisibile.
Ce ne accorgiamo davvero soltanto quando la perdiamo.
Per questo, quest’estate, prova a guardare il movimento da un’altra prospettiva.
Non come qualcosa che devi fare.
Ma come qualcosa che ti permette di vivere.
Perché forse il souvenir più prezioso che puoi riportare a casa da una vacanza non è qualcosa che metti in valigia.
È la libertà di continuare a muoverti e vivere ciò che ami.
E se durante questa estate hai scoperto che alcuni movimenti sono diventati più difficili, non ignorarlo e non attribuirlo automaticamente all’età.
Può essere semplicemente un’informazione.
Una risposta che il tuo corpo ti sta dando.
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