
Quando finalmente abbiamo tempo per muoverci, il corpo ci presenta il conto?
Per mesi aspettiamo le vacanze.
Immaginiamo giornate al mare, passeggiate, città da visitare, escursioni, nuotate, giri in bicicletta, partite sulla spiaggia.
Finalmente abbiamo tempo.
E allora iniziamo a fare tutte quelle cose che durante l’anno rimangono in secondo piano.
Il problema è che spesso il nostro corpo non è abituato a quel livello di movimento e, soprattutto, a quella varietà di movimenti.
Durante l’anno possiamo trascorrere molte ore seduti, spostarci prevalentemente in macchina, lavorare davanti a un computer e avere una quotidianità con pochi stimoli motori.
Poi arrivano le ferie.
In pochi giorni cambiano completamente le nostre richieste:
camminiamo di più, stiamo più tempo in piedi, saliamo e scendiamo scale, affrontiamo salite e discese, camminiamo sulla sabbia, nuotiamo, giochiamo, portiamo valigie, ci chiniamo, ci rialziamo, manteniamo l’equilibrio su terreni irregolari.
E spesso è proprio allora che compare quel fastidio che durante l’anno non avevamo.
Ma perché succede?
La risposta non è semplicemente: “perché hai camminato troppo”.
È molto più interessante.
Il corpo si adatta a ciò che gli chiediamo
Il nostro organismo è continuamente impegnato ad adattarsi.
Muscoli, tendini, articolazioni e sistema nervoso modificano le proprie risposte in base agli stimoli che ricevono.
Questo vale anche per la sedentarietà.
Se per mesi il corpo riceve pochi stimoli di movimento, si adatta a quella richiesta.
Non significa che il corpo “si rovini” semplicemente perché stiamo seduti.
Significa che la capacità di tollerare determinati carichi e determinati movimenti può ridursi quando questi vengono utilizzati poco e raramente.
Ed è qui che possiamo comprendere cosa succede durante una vacanza.
Il problema non è necessariamente fare più attività.
Il problema può essere passare improvvisamente da una vita poco attiva a una vita molto più dinamica.
Non è solo una questione di quantità
Quando parliamo di movimento, spesso pensiamo immediatamente ai passi.
Ma il numero di passi racconta soltanto una parte della storia.
Una persona può fare 10.000 passi al giorno e avere comunque una capacità di movimento limitata.
Perché?
Perché muoversi non significa soltanto camminare.
Il corpo deve essere in grado di gestire movimenti diversi, con intensità, direzioni e richieste differenti.
Durante una vacanza possiamo:
- salire e scendere scale;
- affrontare una salita;
- camminare in discesa;
- accovacciarci;
- rialzarci da terra;
- entrare e uscire dall’acqua;
- nuotare;
- saltare;
- correre;
- trasportare uno zaino o una valigia;
- mantenere l’equilibrio su una superficie instabile;
- ruotare il tronco;
- cambiare continuamente direzione.
Queste attività richiedono qualcosa di molto più complesso del semplice spostamento da un punto A a un punto B.
Richiedono forza, mobilità, equilibrio, coordinazione, controllo motorio e capacità di adattamento.
Ed è proprio qui che entra in gioco la qualità del movimento.
10.000 passi possono essere normali, ma il corpo deve essere preparato a farli
Sentiamo spesso parlare dell’obiettivo dei 10.000 passi.
Ma non esiste un numero magico valido per tutti.
Per una persona attiva, camminare 10.000 o anche 15.000 passi può essere una normale parte della giornata.
Per una persona abituata a muoversi molto poco, invece, arrivare improvvisamente a quel livello può rappresentare un aumento importante.
La differenza non è quindi soltanto nel numero.
È nella distanza tra ciò che facciamo abitualmente e ciò che improvvisamente chiediamo al corpo.
E soprattutto nel modo in cui il corpo riesce a gestire quel carico.
La sedentarietà non riduce soltanto il movimento: può modificare il modo in cui ci muoviamo
Questo è un aspetto ancora più importante.
Quando trascorriamo gran parte della giornata seduti e abbiamo una vita poco attiva, non diminuisce soltanto la quantità di movimento.
Può diminuire anche la varietà degli stimoli che il nostro sistema motorio riceve.
Alcuni muscoli vengono utilizzati poco.
Altri vengono chiamati continuamente a compensare.
Alcune articolazioni si muovono poco.
Alcuni schemi motori diventano abituali.
Con il tempo possono svilupparsi rigidità, ridotta mobilità, debolezza o squilibri nella distribuzione del lavoro muscolare.
Non significa che stare seduti qualche ora provochi automaticamente uno squilibrio.
Il problema è soprattutto una combinazione di sedentarietà prolungata, scarsa attività fisica, posture mantenute e poca varietà di movimento, soprattutto quando questa situazione dura per mesi o anni.
E allora può succedere qualcosa di interessante.
Quando finalmente torniamo a muoverci di più, il corpo deve gestire richieste che non sa più distribuire in maniera efficiente.
Quando il problema non è quanto ti muovi, ma come ti muovi
Immaginiamo una semplice salita.
Due persone possono percorrerla per lo stesso tempo e fare lo stesso numero di passi.
Eppure possono utilizzare il corpo in modo completamente diverso.
Una può avere una buona mobilità della caviglia, un’adeguata forza delle gambe e un buon controllo del bacino.
L’altra può avere una caviglia poco mobile, una ridotta capacità di estensione dell’anca e una scarsa stabilità del bacino.
Il risultato?
Lo stesso movimento può avere un costo completamente diverso per due persone.
Quando una capacità è insufficiente, il corpo cerca continuamente soluzioni.
Alcuni muscoli lavorano più del necessario.
Altri intervengono meno.
Alcune articolazioni possono essere sottoposte a richieste maggiori.
Il movimento diventa meno efficiente.
E quando aumentiamo improvvisamente il volume di attività, queste differenze possono diventare evidenti.
La vacanza non crea necessariamente il problema: può renderlo evidente
Ed eccoci al punto centrale.
Una persona può vivere tranquillamente la propria quotidianità per mesi senza percepire particolari problemi.
Poi parte per le vacanze.
Cammina per ore.
Sale scale.
Affronta una salita.
Gioca a beach volley.
Nuota.
Si accovaccia sulla spiaggia.
Porta una valigia.
Il corpo viene sottoposto a richieste molto più varie e frequenti.
Ed è possibile che compaia dolore.
Ma questo non significa necessariamente che la vacanza abbia danneggiato qualcosa.
Può semplicemente aver fatto emergere una capacità che era già limitata.
La maggiore richiesta ha reso evidente ciò che, nella routine quotidiana, rimaneva sotto la soglia necessaria per provocare sintomi.
La vacanza può quindi diventare una sorta di “rivelatore” delle capacità del nostro corpo.
La sabbia, le salite e i terreni irregolari cambiano il movimento
Pensiamo alla spiaggia.
Camminare sulla sabbia non è uguale a camminare su una superficie rigida e stabile.
La superficie cede.
Il piede deve adattarsi continuamente.
La muscolatura della gamba deve lavorare diversamente.
L’equilibrio diventa più impegnativo.
Lo stesso vale per un sentiero di montagna, una strada in salita o una discesa.
Il corpo deve continuamente modificare la propria strategia.
Questo è positivo.
Anzi, la varietà degli stimoli è una delle cose che rendono il movimento così importante.
Ma se durante tutto l’anno il corpo riceve pochissima varietà, è normale che possa avere bisogno di tempo per adattarsi.
Anche il caldo può cambiare la percezione dello sforzo
In estate c’è poi un altro fattore da considerare: la temperatura.
Quando fa molto caldo, il corpo deve lavorare maggiormente per mantenere stabile la propria temperatura.
Aumenta la sudorazione e possono cambiare alcune risposte cardiovascolari.
Se non ci idratiamo adeguatamente, la sensazione di fatica può aumentare.
Il caldo, quindi, non va considerato come una causa diretta del dolore articolare, ma come uno dei fattori che possono modificare la risposta dell’organismo all’attività.
Se a questo aggiungiamo:
- poco sonno;
- viaggi;
- orari diversi;
- alimentazione diversa;
- maggiore attività fisica;
- temperature elevate;
il carico complessivo può diventare significativamente diverso da quello a cui siamo abituati.
E il metabolismo?
Anche il metabolismo deve adattarsi al cambiamento delle abitudini.
In vacanza possiamo mangiare in orari diversi, dormire diversamente, muoverci molto di più o molto di meno in alcune giornate e avere una diversa esposizione al caldo.
L’attività muscolare aumenta il consumo energetico e modifica le richieste dell’organismo.
Ma ancora una volta è importante non cercare una singola causa.
Il corpo non funziona per compartimenti separati.
Movimento, metabolismo, recupero, sonno, idratazione, alimentazione e stress interagiscono continuamente.
Per questo una giornata molto attiva, fatta dopo mesi di sedentarietà e accompagnata da poco sonno e caldo intenso, può essere percepita dal corpo in maniera molto diversa rispetto alla stessa attività svolta in condizioni di buona preparazione.
Il vero problema può essere la distanza tra la vita quotidiana e quella delle vacanze
Forse è proprio questo il modo più semplice per comprendere tutto.
Durante l’anno:
seduto → macchina → lavoro → divano
Durante le vacanze:
camminata → scale → spiaggia → nuoto → escursione → cena → passeggiata
Il corpo passa da una quantità relativamente bassa di stimoli a una quantità molto più elevata e, soprattutto, molto più varia.
Il problema quindi non è:
“Le vacanze fanno male.”
È:
“Quanto è grande la distanza tra ciò che faccio normalmente e ciò che chiedo al mio corpo quando sono in vacanza?”
La soluzione non è muoversi meno in vacanza
Anzi.
La soluzione è esattamente l’opposto.
Dovremmo arrivare alle vacanze già abituati a muoverci.
Non significa necessariamente allenarsi tutti i giorni.
Significa costruire durante tutto l’anno una base di movimento.
Camminare regolarmente.
Interrompere le ore seduti.
Utilizzare le scale.
Allenare la forza.
Mantenere una buona mobilità.
Stimolare equilibrio e coordinazione.
Variare le attività.
Esporre gradualmente il corpo a richieste diverse.
In questo modo, quando arriva la vacanza, non partiamo da zero.
Il corpo ha già una base sulla quale costruire.
Il movimento è anche qualità, non solo quantità
Questo è forse il concetto più importante da portare a casa.
Non dovremmo chiederci soltanto:
“Quanto mi muovo?”
Ma anche:
“Come mi muovo?”
Quanto sono mobile?
Quanto sono forte?
Come gestisco l’equilibrio?
Come controllo il mio corpo?
Come reagisco a una superficie instabile?
Come affronto una salita?
Come mi rialzo da terra?
Come distribuisco il carico?
Quanto riesco ad adattarmi a un movimento nuovo?
Perché una buona capacità motoria non significa semplicemente riuscire a fare tanti passi.
Significa avere un corpo capace di adattarsi a ciò che la vita gli propone.
E se durante la vacanza compare dolore?
Non bisogna ignorarlo.
Ma nemmeno interpretarlo automaticamente come un danno.
È utile osservare il contesto:
Quando compare?
Dopo quale attività?
È legato a un movimento specifico?
Migliora con il recupero?
Compare sempre?
Ci sono altri segnali associati?
Il dolore è un’informazione, ma per comprenderla bisogna guardare il movimento nel suo insieme, non soltanto il punto in cui sentiamo il sintomo.
Se il dolore persiste, aumenta o limita significativamente le attività quotidiane, è opportuno approfondire la situazione con una valutazione professionale.
La vacanza dovrebbe essere libertà, non una prova per il nostro corpo
Alla fine, il punto non è arrivare in vacanza chiedendoci quanti passi riusciremo a fare.
La vacanza dovrebbe essere libertà.
Libertà di camminare.
Di nuotare.
Di esplorare.
Di giocare.
Di salire.
Di scendere.
Di provare qualcosa di nuovo.
Di stare con le persone che amiamo.
E per poter vivere questa libertà, il nostro corpo deve avere una certa capacità di adattamento.
Questa capacità non si costruisce in una settimana.
Si costruisce attraverso gli stimoli che riceviamo durante tutto l’anno.
Conclusione
Se durante una vacanza compare un dolore che durante l’anno non senti, non è detto che siano state le vacanze a “creare” il problema.
Potrebbero semplicemente aver aumentato le richieste al tuo corpo abbastanza da rendere evidente qualcosa che prima rimaneva nascosto.
Una vita molto sedentaria può ridurre non solo la quantità di movimento, ma anche la varietà degli stimoli e, in alcuni casi, la capacità di gestire determinati movimenti e carichi.
E quando finalmente torniamo a muoverci, possono emergere rigidità, affaticamento, compensi o dolore.
Per questo non dovremmo pensare soltanto a muoverci di più.
Dovremmo imparare a muoverci in modo più vario, più completo e più adatto alle richieste che facciamo al nostro corpo.
Perché il nostro organismo è un sistema capace di adattarsi.
Gli stimoli che riceve oggi contribuiscono a determinare ciò che sarà in grado di fare domani.
E allora forse la domanda giusta non è:
“Perché in vacanza mi fa male?”
Ma:
“Quanto sto preparando il mio corpo alla vita che voglio vivere?”
Perché la libertà di movimento non si costruisce durante la settimana di ferie.
Si costruisce tutto l’anno.
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