Il corpo si adatta: perché cambiare terreno può migliorare il movimento

By

Siamo abituati a pensare che per muoverci bene serva soprattutto trovare stabilità.

Una superficie piana.
Una scarpa comoda.
Un terreno regolare.
Un movimento sempre uguale.

Eppure il nostro corpo è stato progettato per fare esattamente il contrario: ricevere informazioni diverse, adattarsi e modificare continuamente il proprio movimento.

Camminare sull’asfalto non è la stessa cosa che camminare sulla sabbia.

Affrontare un sentiero non è come percorrere un marciapiede.

Stare a piedi nudi sull’erba non dà ai piedi le stesse informazioni di una scarpa rigida.

E ogni volta che cambia il terreno, cambia anche il modo in cui il nostro corpo deve organizzare il movimento.

Il movimento non è una sequenza sempre uguale

Quando camminiamo, il nostro sistema nervoso non esegue semplicemente un programma preimpostato.

Riceve continuamente informazioni dall’ambiente e dal corpo e, sulla base di queste, modifica la risposta motoria.

Il piede percepisce la superficie.

La caviglia si adatta.

Il ginocchio modifica il proprio comportamento.

L’anca contribuisce alla gestione dell’equilibrio.

Il tronco si organizza di conseguenza.

E il sistema nervoso coordina tutto questo in una frazione di secondo.

È quello che chiamiamo adattamento neuromotorio.

Il corpo, in sostanza, non cerca soltanto di mantenerti in piedi: cerca di trovare la soluzione più efficace possibile rispetto allo stimolo che sta ricevendo.

Il ruolo della propriocezione

Una parte importante di questo processo è rappresentata dalla propriocezione, cioè dalla capacità del nostro sistema nervoso di ricevere informazioni sulla posizione e sul movimento del corpo.

Muscoli, tendini, articolazioni e soprattutto il piede forniscono continuamente informazioni.

Quando cammini su una superficie irregolare, queste informazioni aumentano e diventano più variabili.

Il piede deve percepire dove appoggia.

La caviglia deve reagire alle piccole variazioni del terreno.

Il sistema nervoso deve organizzare rapidamente una risposta.

Non significa che dobbiamo cercare continuamente situazioni instabili o difficili.

Significa piuttosto che la variabilità è uno degli elementi attraverso cui il corpo mantiene e sviluppa la propria capacità di adattamento.

Il problema della vita sempre uguale

Qui arriva un aspetto interessante.

Il nostro stile di vita ci porta spesso a fare esattamente il contrario.

Passiamo molte ore seduti.

Camminiamo prevalentemente su superfici regolari.

Utilizziamo scarpe che mantengono il piede in una condizione molto protetta.

Ripetiamo gli stessi movimenti.

Ci muoviamo spesso all’interno degli stessi schemi.

Non è necessariamente un problema in sé.

Il problema nasce quando la varietà degli stimoli diventa troppo bassa per troppo tempo.

Un sistema che riceve sempre gli stessi input ha meno occasioni per allenare la propria capacità di risposta.

È un po’ come una lingua che parla sempre le stesse dieci parole: non è detto che dimentichi tutte le altre, ma sicuramente avrà meno occasioni per utilizzarle.

Ecco perché la vacanza può essere interessante

La vacanza, da questo punto di vista, rappresenta una piccola “rottura” della routine.

Ci muoviamo di più.

Cambiamo percorsi.

Camminiamo sulla sabbia.

Affrontiamo sentieri.

Saliamo e scendiamo.

Stiamo magari più spesso a piedi nudi.

Cambiamo scarpe.

Camminiamo per ore in città che non conosciamo.

Tutto questo aumenta la quantità e soprattutto la varietà degli stimoli a cui il nostro sistema deve rispondere.

Ed è proprio questa varietà che può rappresentare un’opportunità per il movimento.

Non perché ogni terreno diverso sia automaticamente benefico, ma perché un corpo capace di adattarsi a situazioni differenti è un corpo che possiede una maggiore ricchezza di strategie motorie.

Ma attenzione: il corpo deve anche essere pronto

C’è però un’altra faccia della medaglia.

Se durante tutto l’anno ci muoviamo poco e poi improvvisamente passiamo una giornata intera camminando, facendo escursioni o affrontando terreni impegnativi, il corpo potrebbe non avere la capacità necessaria per gestire quel carico.

Ed è qui che possono comparire dolori, rigidità e affaticamento.

Non è necessariamente il terreno ad essere “sbagliato”.

E nemmeno la vacanza.

Spesso è semplicemente la differenza tra ciò che chiediamo al corpo e ciò a cui lo abbiamo abituato.

Per questo la variabilità dovrebbe essere introdotta gradualmente, rispettando le capacità individuali.

L’obiettivo non è mettere il corpo continuamente alla prova.

È permettergli di imparare a rispondere a stimoli diversi.

Anche il piede ha bisogno di variabilità

Il piede è particolarmente importante in questo processo.

È il primo elemento del corpo a entrare in contatto con il terreno e rappresenta una fonte fondamentale di informazioni.

Un piede che può muoversi, adattarsi e percepire differenti superfici ha la possibilità di fornire al sistema nervoso informazioni più ricche.

Al contrario, trascorrere gran parte della giornata con il piede sempre nella stessa posizione, all’interno di una scarpa poco adatta alla sua struttura e alle sue esigenze, può ridurre la varietà degli stimoli che riceve.

Anche per questo non dovremmo pensare al piede soltanto in termini di appoggio.

Il piede è anche movimento, percezione e informazione.

E queste informazioni partecipano all’organizzazione dell’intero corpo.

Muoversi meglio non significa muoversi sempre allo stesso modo

Forse questo è il concetto più importante.

Non esiste un unico modo “perfetto” di muoversi.

Un corpo efficiente non è quello che mantiene sempre la stessa posizione o esegue sempre lo stesso movimento.

È quello che sa modificare la propria risposta quando cambiano le condizioni.

Terreno.

Velocità.

Direzione.

Appoggio.

Scarpe.

Superficie.

Attività.

Tutto può cambiare.

E il nostro sistema nervoso dovrebbe avere la possibilità di adattarsi.

Per questo, oltre ad allenare forza, mobilità ed equilibrio, è interessante inserire nella vita quotidiana anche stimoli diversi e movimenti variabili.

Perché la capacità di adattamento, proprio come la forza, può essere allenata.

La vacanza può diventare un piccolo laboratorio di movimento

Durante una vacanza possiamo quindi osservare qualcosa di molto interessante.

Come reagisce il nostro corpo quando cambiamo ambiente?

Come cambia il nostro passo quando camminiamo sulla sabbia?

Come reagiamo a una salita?

E a una discesa?

Come si comportano piedi e caviglie su un terreno irregolare?

Ci sentiamo più liberi o più rigidi?

Ci sono attività che facciamo senza alcuna difficoltà e altre che ci affaticano rapidamente?

Sono tutte informazioni.

E imparare ad ascoltarle può aiutarci a capire meglio il nostro corpo.

Nei prossimi giorni proverò a osservare tutto questo direttamente durante un viaggio.

Perché a volte basta cambiare terreno per scoprire che il nostro corpo ha molte più possibilità di movimento di quelle che utilizziamo ogni giorno.

Posted In ,

Lascia un commento