Le vacanze ti hanno fatto scoprire come ti muovi davvero?

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Cosa ci raccontano le attività dell’estate sul nostro corpo

Durante l’anno siamo spesso abituati a muoverci secondo schemi molto prevedibili.

Ci alziamo, lavoriamo, ci sediamo, guidiamo, torniamo a casa. Ripetiamo più o meno gli stessi movimenti, sugli stessi terreni, con le stesse scarpe e spesso con gli stessi ritmi.

Poi arrivano le vacanze.

Camminiamo per ore.

Saliamo e scendiamo scale.

Percorriamo strade in salita e in discesa.

Camminiamo sulla sabbia, sui sassi, sull’erba.

Nuotiamo, giochiamo, facciamo escursioni, visitiamo città.

E magari, dopo qualche giorno, ci accorgiamo di qualcosa.

Un ginocchio che si fa sentire.

La schiena più affaticata.

I piedi stanchi.

Una caviglia meno stabile.

Oppure, al contrario, scopriamo di riuscire a fare molto più di quanto pensassimo.

Ed è proprio qui che le vacanze diventano interessanti.

Perché il problema non è soltanto quanto ci muoviamo. È come il nostro corpo riesce a gestire il movimento.

Le vacanze non creano necessariamente il problema. Possono farlo emergere.

Uno degli errori più comuni è pensare:

“Durante l’anno non ho nulla, poi vado in vacanza e mi viene mal di schiena.”

Ma spesso la situazione è un po’ diversa.

Il corpo si trova semplicemente davanti a una richiesta alla quale non è più abituato.

Se durante l’anno passiamo molte ore seduti e ci muoviamo poco, improvvisamente camminare per 12.000 o 15.000 passi in una giornata rappresenta uno stimolo completamente diverso.

E attenzione: 12.000 o 15.000 passi non sono necessariamente un’attività eccessiva per una persona sana e allenata al movimento.

Il problema può essere che il corpo non abbia più la capacità di gestire quella quantità e, soprattutto, quella varietà di movimento.

Perché camminare per una giornata intera in vacanza non significa semplicemente accumulare passi.

Significa adattarsi continuamente.

Non conta solo quanti passi fai

Immaginiamo una giornata di vacanza.

Al mattino cammini sull’asfalto.

Poi affronti una salita.

Scendi alcuni gradini.

Attraversi un tratto di pavé.

Ti fermi.

Riparti.

Cammini sulla sabbia.

Salti una piccola pozzanghera.

Ti giri rapidamente perché qualcuno ti chiama.

Ti siedi per terra e poi ti rialzi.

Sono tutti movimenti apparentemente banali.

Ma per il nostro sistema neuromotorio rappresentano informazioni differenti.

Il corpo deve continuamente modificare:

  • equilibrio;
  • distribuzione dei carichi;
  • mobilità articolare;
  • attivazione muscolare;
  • coordinazione;
  • percezione del terreno;
  • capacità di reagire agli stimoli.

Questa è una delle ragioni per cui la qualità e la varietà del movimento contano almeno quanto la quantità.

Fare sempre lo stesso movimento non significa necessariamente essere allenati a muoversi.

Il terreno cambia. E il corpo deve adattarsi.

Una delle cose più interessanti delle vacanze è proprio il cambiamento dell’ambiente.

Durante la vita quotidiana siamo spesso immersi in superfici estremamente prevedibili.

Pavimenti regolari, strade asfaltate, sedie, scale, scarpe rigide e ambienti conosciuti.

In vacanza, invece, il terreno può diventare improvvisamente molto più variabile.

Sabbia.

Erba.

Sassi.

Sentieri.

Salite.

Discese.

Superfici irregolari.

Ogni cambiamento richiede una risposta.

Il piede deve adattarsi.

La caviglia deve modificare la propria strategia.

Il ginocchio e l’anca devono gestire carichi differenti.

Il tronco deve mantenere l’equilibrio.

Il sistema nervoso deve elaborare continuamente nuove informazioni.

In altre parole, muoversi in ambienti diversi è anche un modo per mettere alla prova la capacità di adattamento del corpo.

E se non hai avuto dolore?

Questo è un punto importante.

Il “Test Estate” non deve essere interpretato soltanto come una ricerca del problema.

Se hai camminato per ore senza dolore, hai affrontato terreni diversi, hai giocato, nuotato, fatto escursioni e ti sei sentito bene, è un ottimo segnale.

Ma può esserci comunque qualcosa da osservare.

Magari hai scoperto di avere poca mobilità.

Oppure ti sei accorto che dopo una giornata intensa perdi coordinazione.

O che fai fatica a mantenere l’equilibrio su una superficie instabile.

O semplicemente che alcune attività ti risultano molto più faticose rispetto ad altre.

Non significa necessariamente che ci sia un problema.

Significa che hai ricevuto informazioni sul tuo corpo.

E queste informazioni possono diventare il punto di partenza per migliorare.

Il corpo non va allenato soltanto quando fa male

Questo è forse il messaggio più importante.

Aspettare che compaia un dolore per iniziare a occuparsi del proprio movimento significa spesso aspettare che il corpo abbia già trovato una strategia poco efficace per gestire una determinata situazione.

Un percorso di chinesiologia può avere anche un obiettivo diverso:

non soltanto recuperare una funzione che si è persa, ma migliorare una capacità che già possiedi.

Mobilità.

Equilibrio.

Coordinazione.

Controllo motorio.

Forza.

Resistenza.

Capacità di adattamento.

Sono tutte qualità che possono essere allenate e sviluppate.

E non riguardano soltanto chi ha dolore o chi deve recuperare da un infortunio.

Riguardano anche chi sta bene e vuole continuare a stare bene.

Il rientro dalle vacanze può diventare un punto di partenza

Forse quest’estate hai scoperto qualcosa.

Magari ti sei accorto che dopo una lunga camminata la schiena si affatica.

Oppure che i piedi sono il tuo punto debole.

Forse hai avuto difficoltà sulle discese.

Oppure hai scoperto di avere un ottimo equilibrio.

Magari hai semplicemente capito che ti piace muoverti molto più di quanto pensassi.

Non ignorare queste informazioni.

Le vacanze possono essere state un vero e proprio test funzionale spontaneo.

Non un test medico e non una diagnosi.

Semplicemente un’occasione per osservare come il tuo corpo risponde quando gli chiedi qualcosa di diverso dalla solita routine.

E adesso che si torna alla quotidianità, quelle informazioni possono diventare preziose.

Perché la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Ho avuto dolore?”

Ma anche:

“Cosa ho scoperto di saper fare? E cosa potrei imparare a fare meglio?”

È da qui che può iniziare un percorso di miglioramento.

Non necessariamente perché c’è qualcosa che non va.

Ma perché muoversi meglio significa avere più possibilità.

Più libertà.

Più sicurezza.

Più capacità di adattarsi.

E, soprattutto, più possibilità di continuare a fare ciò che ci piace.

Dal Test Estate alla valutazione

Se durante queste settimane hai osservato il tuo corpo, hai raccolto qualche informazione e ti sei accorto di avere una difficoltà — oppure semplicemente vuoi capire quanto puoi migliorare — il rientro può essere il momento giusto per fermarsi e fare il passo successivo.

Non partire necessariamente dal dolore.

Parti dalla domanda:

“Come mi muovo oggi e cosa posso migliorare?”

Una valutazione del movimento può aiutare a capire da dove iniziare e quali capacità allenare in modo personalizzato.

Perché il vero obiettivo non è arrivare alla prossima vacanza senza dolore.

È arrivarci con un corpo più capace di adattarsi, muoversi e vivere pienamente ciò che gli chiediamo.

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