Come capire da dove partire quando vuoi migliorare il tuo movimento

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Quando decidiamo di migliorare qualcosa del nostro corpo, spesso partiamo dalla domanda più immediata:

“Che esercizio devo fare?”

Cerchiamo un esercizio per la schiena, uno per migliorare l’equilibrio, uno per aumentare la mobilità, uno per diventare più forti o magari un programma completo da seguire.

È naturale. Abbiamo un obiettivo e cerchiamo lo strumento che ci permetta di raggiungerlo.

Ma c’è una domanda che viene ancora prima:

Da dove parto?

Perché prima di decidere cosa fare, è utile capire chi abbiamo davanti, come si muove e quali sono le sue caratteristiche.

Ed è proprio qui che inizia un percorso realmente personalizzato.


La stessa richiesta non produce lo stesso movimento

Pensiamo a una situazione molto semplice.

Durante un allenamento di basket chiediamo a tutti gli atleti di correre, arrestarsi, cambiare direzione o saltare.

La richiesta è la stessa.

Eppure, osservando i ragazzi, ci accorgiamo immediatamente che ognuno risponde in modo diverso.

Qualcuno è più fluido, qualcuno più rigido, qualcuno controlla meglio il corpo durante il cambio di direzione, qualcun altro utilizza una strategia differente per raggiungere lo stesso risultato.

Questo non significa necessariamente che qualcuno sia “giusto” e qualcun altro “sbagliato”.

Significa che ogni persona affronta il movimento partendo da caratteristiche differenti.

Lo stesso accade negli adulti, negli anziani, nelle persone che praticano sport e in quelle che semplicemente vogliono muoversi meglio nella vita quotidiana.


Il movimento è molto più di un semplice gesto

Quando osserviamo una persona che cammina, corre, salta o esegue un esercizio, vediamo il risultato finale di un processo molto più complesso.

Per produrre un movimento il corpo deve ricevere, elaborare e integrare continuamente informazioni.

Intervengono, tra le altre cose:

  • la vista;
  • l’equilibrio;
  • la propriocezione;
  • l’appoggio dei piedi;
  • la mobilità articolare;
  • la forza;
  • la coordinazione;
  • la respirazione;
  • il controllo neuromotorio;
  • l’esperienza motoria.

Il sistema nervoso deve integrare queste informazioni e trasformarle in una risposta motoria adeguata alla situazione.

Per questo il movimento non è semplicemente una questione di muscoli.

E proprio per questo, osservare un singolo distretto corporeo o concentrarsi esclusivamente sull’esercizio può non essere sufficiente per comprendere realmente come una persona si muove.


Il corpo cerca continuamente una soluzione

Il nostro corpo non rimane immobile di fronte a una difficoltà.

Cerca continuamente una strategia per raggiungere un obiettivo.

Se una determinata articolazione ha meno mobilità, se una capacità è ridotta o se alcune informazioni vengono elaborate in modo differente, il corpo può trovare altre modalità per completare il movimento.

Queste strategie possono essere utili e permetterci di continuare a muoverci.

Ma possono anche diventare meno efficaci quando aumentano le richieste.

Pensiamo ancora allo sport.

Un movimento che funziona durante un’attività semplice potrebbe non essere altrettanto efficace quando aumentano velocità, intensità, precisione o complessità.

Lo stesso principio vale nella vita quotidiana.

Il corpo non deve soltanto riuscire a fare qualcosa. Deve anche riuscire ad adattarsi quando cambiano le condizioni.


Vedere un movimento non significa ancora averlo compreso

Questo è un passaggio importante.

Possiamo osservare una persona che durante uno squat sposta maggiormente il peso da un lato.

Ma vedere questo comportamento non ci dice automaticamente perché lo faccia.

Possiamo osservare una persona che durante la camminata utilizza maggiormente una gamba.

Possiamo vedere una spalla più alta dell’altra.

Possiamo notare una difficoltà nell’equilibrio.

Ma il dato che osserviamo è il punto di partenza dell’analisi, non necessariamente la spiegazione.

È qui che diventa importante una valutazione che non si limiti a cercare ciò che “sembra storto”, ma che cerchi di comprendere come la persona organizza il movimento.


Perché copiare un esercizio non significa seguire un percorso

Oggi abbiamo a disposizione una quantità enorme di informazioni.

Video, tutorial, programmi di allenamento, esercizi correttivi e consigli sono facilmente accessibili.

Questo è un grande vantaggio.

Ma c’è anche un rischio:

confondere uno strumento con una soluzione.

Un esercizio può essere tecnicamente corretto e perfettamente valido.

Ma questo non significa che sia necessariamente quello più utile per ogni persona.

Due persone possono avere lo stesso obiettivo e aver bisogno di lavorare su aspetti completamente diversi.

Una persona che vuole migliorare l’equilibrio potrebbe avere bisogno di sviluppare maggiormente il controllo neuromotorio.

Un’altra potrebbe avere come priorità la forza.

Un’altra ancora potrebbe avere difficoltà nella mobilità o nell’integrazione delle informazioni sensoriali.

L’obiettivo può essere simile.

Il percorso può essere molto diverso.


La personalizzazione non significa semplicemente cambiare esercizio

Quando parliamo di percorso personalizzato, non significa soltanto prendere una scheda standard e sostituire tre esercizi.

La personalizzazione parte molto prima.

Significa chiedersi:

Chi è questa persona?

Qual è il suo obiettivo?

Quali capacità possiede?

Quali sono le sue difficoltà?

Come si muove?

Come reagisce a uno stimolo?

Quali informazioni utilizza maggiormente?

Quali strategie mette in atto?

E soprattutto:

quali sono le priorità da affrontare in questo momento?

Solo dopo queste domande ha senso scegliere gli strumenti più adatti.


L’obiettivo cambia il modo in cui valutiamo il movimento

Anche questo è fondamentale.

Non esiste un movimento “perfetto” valido in assoluto.

Il movimento deve essere considerato anche in relazione a ciò che la persona vuole fare.

Un cestista ha bisogno di esprimere capacità diverse rispetto a una persona che vuole semplicemente mantenere una buona autonomia nella vita quotidiana.

Una persona che vuole tornare a correre avrà esigenze diverse da chi vuole migliorare la propria sicurezza sulle scale.

Un adulto che vuole sentirsi più agile avrà obiettivi diversi da un atleta che vuole migliorare una prestazione specifica.

Per questo valutare significa anche conoscere l’obiettivo.

La stessa caratteristica può avere un’importanza diversa a seconda della persona e della situazione.


Non serve avere dolore per iniziare

La valutazione non dovrebbe essere associata soltanto alla presenza di un problema.

Può essere utile anche quando stiamo bene.

Può aiutare chi vuole:

  • migliorare una capacità;
  • tornare a praticare uno sport;
  • allenarsi in modo più consapevole;
  • sviluppare forza, mobilità o coordinazione;
  • migliorare la propria efficienza nel movimento;
  • mantenere nel tempo le proprie capacità;
  • capire quali aspetti del proprio movimento possono essere sviluppati.

In altre parole, non dobbiamo aspettare che qualcosa smetta di funzionare per iniziare a occuparcene.

La prevenzione può iniziare anche dalla conoscenza.


Valutare non significa cercare problemi

Questo è forse uno degli aspetti più importanti.

Una buona valutazione non dovrebbe trasformarsi nella ricerca ossessiva di qualcosa che non va.

Non siamo tutti “da correggere”.

Ogni persona possiede caratteristiche, capacità e strategie differenti.

L’obiettivo dovrebbe essere comprendere queste caratteristiche per individuare cosa può essere utile sviluppare in relazione agli obiettivi della persona.

Per questo una valutazione può avere una funzione non soltanto correttiva, ma anche conoscitiva e progettuale.

Ci permette di passare dal generico:

“Devo allenarmi.”

a una domanda molto più precisa:

“Cosa ha senso allenare per me?”


Dalla valutazione al percorso

A questo punto possiamo vedere la valutazione per quello che realmente dovrebbe essere:

un punto di partenza.

Prima osserviamo la persona.

Poi raccogliamo le informazioni utili.

Individuiamo caratteristiche e priorità.

Confrontiamo tutto questo con l’obiettivo.

E solo dopo costruiamo il percorso.

Il percorso può includere esercizio fisico, lavoro neuromotorio, sviluppo della forza e della mobilità, lavoro sulla coordinazione o altre strategie specifiche.

Gli strumenti possono cambiare.

Il principio rimane: partire dalla persona.


Quindi, da dove partire?

La domanda iniziale torna ad essere:

“Quale esercizio devo fare?”

Forse non è la prima domanda da porsi.

Prima viene:

Come mi muovo?

Poi:

Quali sono le mie caratteristiche?

Poi ancora:

Qual è il mio obiettivo?

E infine:

Qual è il percorso più adatto per arrivarci?

Questo è il motivo per cui, in un percorso personalizzato, l’esercizio non è il punto di partenza.

È uno degli strumenti che utilizziamo dopo aver capito dove siamo e dove vogliamo arrivare.

Non partiamo dall’esercizio. Partiamo dalla persona.

Perché conoscere il proprio punto di partenza non significa cercare ciò che non va.

Significa capire cosa possiamo sviluppare.

E spesso, il primo passo per migliorare non è fare di più.

È capire meglio.


Kinema Lab

A Kinema Lab la valutazione è parte del percorso attraverso cui osserviamo la persona, il suo modo di muoversi, le sue caratteristiche e i suoi obiettivi.

L’obiettivo non è applicare una soluzione uguale per tutti, ma costruire un percorso coerente con la persona e con ciò che vuole sviluppare.

Il tuo corpo in armonia, la tua vita in movimento.

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