
Quando pensiamo al movimento, la prima cosa che ci viene in mente sono spesso i muscoli.
Pensiamo alla forza necessaria per fare un esercizio, alla mobilità di un’articolazione, alla capacità di correre, saltare, mantenere una posizione o semplicemente camminare.
Ma il movimento è molto più complesso.
Ogni volta che ci muoviamo, il nostro sistema nervoso riceve e integra continuamente informazioni provenienti da diverse parti del corpo e dall’ambiente che ci circonda.
È grazie a questa integrazione che possiamo orientarci nello spazio, mantenere l’equilibrio, adattare un movimento, coordinare più parti del corpo e rispondere agli stimoli.
Il corpo raccoglie continuamente informazioni
Vista, appoggio dei piedi, sistema vestibolare, informazioni provenienti dalla bocca e dalla mandibola, sensibilità articolare e muscolare: sono solo alcune delle fonti attraverso cui il nostro organismo raccoglie informazioni.
Non lavorano necessariamente in modo isolato.
Le informazioni vengono elaborate e integrate dal sistema nervoso, contribuendo alla costruzione della nostra risposta motoria.
Pensiamo, per esempio, a quando camminiamo.
Non dobbiamo concentrarci consapevolmente su ogni singolo passo. Il nostro sistema nervoso utilizza continuamente informazioni sulla posizione del corpo, sull’appoggio dei piedi, sull’ambiente che ci circonda e sull’orientamento della testa per permetterci di adattare il movimento.
Se cambia il terreno, cambia la luce, incontriamo un ostacolo o dobbiamo cambiare direzione, il nostro corpo deve modificare la risposta.
Il movimento, quindi, non è semplicemente l’esecuzione di un comando muscolare.
È anche la capacità di ricevere informazioni, interpretarle e adattarsi.
Anche la postura è un processo dinamico
La postura viene spesso immaginata come una posizione da mantenere correttamente.
In realtà, il nostro corpo non è mai completamente fermo.
Anche quando siamo immobili, piccoli aggiustamenti avvengono continuamente per mantenere l’equilibrio e adattarci alla situazione.
Per questo parlare di postura significa anche parlare di controllo del movimento.
Il sistema nervoso deve continuamente confrontare le informazioni che arrivano dal corpo e dall’ambiente e organizzare una risposta adeguata.
È uno dei motivi per cui osservare semplicemente una posizione non sempre è sufficiente per comprendere come una persona si muove.
Vista, piede, bocca e sistema vestibolare
Tra le informazioni che possono partecipare al controllo posturale e motorio ci sono quelle provenienti da sistemi differenti.
La vista
La vista non serve soltanto a vedere dove stiamo andando.
Le informazioni visive contribuiscono all’orientamento nello spazio e vengono integrate con altre informazioni sensoriali per organizzare il movimento.
Per questo una variazione delle condizioni visive può modificare il modo in cui ci orientiamo e interagiamo con l’ambiente.
Il piede
Il piede è il nostro punto di contatto con il terreno.
Attraverso le informazioni sensoriali provenienti dall’appoggio, il sistema nervoso riceve continuamente informazioni sulle condizioni del contatto con il suolo e sulla posizione del corpo.
Camminare su una superficie stabile non è la stessa cosa che camminare sulla sabbia, su un terreno irregolare o su una superficie inclinata.
Il corpo deve percepire queste differenze e adattare la propria risposta.
Il sistema vestibolare
All’interno dell’orecchio si trova il sistema vestibolare, fondamentale per fornire informazioni relative ai movimenti e all’orientamento della testa rispetto alla gravità.
Queste informazioni vengono integrate con quelle visive e somatosensoriali e contribuiscono al controllo dell’equilibrio e dell’orientamento.
La bocca e la mandibola
Anche le informazioni provenienti dall’area oro-facciale fanno parte del complesso sistema di informazioni sensoriali che il nostro organismo utilizza.
Questo non significa che ogni alterazione in una di queste aree determini automaticamente un problema posturale.
Significa, piuttosto, che il corpo deve essere considerato come un sistema nel quale informazioni provenienti da distretti differenti vengono continuamente integrate.
Ed è proprio questa integrazione a rendere ogni persona diversa.
Perché lo stesso esercizio non significa la stessa cosa per tutti
È qui che arriviamo a un punto fondamentale dell’allenamento.
Due persone possono eseguire lo stesso esercizio, con lo stesso numero di ripetizioni e lo stesso carico, ma quell’esercizio può avere un significato completamente diverso per ciascuna.
Perché?
Perché cambiano la storia della persona, le sue capacità, le sue abitudini motorie, gli obiettivi, le strategie che utilizza per muoversi e il modo in cui riesce a gestire gli stimoli.
Un esercizio, quindi, non è una soluzione universale.
È uno strumento.
E uno strumento diventa realmente utile quando viene scelto in funzione di ciò che vogliamo sviluppare e delle caratteristiche della persona che abbiamo davanti.
Prima dell’esercizio viene l’osservazione
Questo è uno dei motivi per cui, nel nostro lavoro, la valutazione ha un ruolo importante.
Non significa cercare necessariamente un problema.
Significa capire da dove partiamo.
Come si muove la persona?
Come mantiene l’equilibrio?
Come coordina i movimenti?
Come reagisce quando cambiano le condizioni?
Quali capacità possiamo sviluppare?
Quali informazioni utilizza e come riesce a integrarle?
Le risposte a queste domande possono aiutarci a scegliere meglio gli stimoli e gli esercizi da utilizzare.
Perché non partiamo dall’esercizio.
Partiamo dalla persona.
Il corpo come sistema
Durante il convegno di Neuroprogrammazione Posturale a cui ho partecipato recentemente, abbiamo approfondito proprio alcuni di questi aspetti: il rapporto tra diversi sistemi sensoriali e il loro contributo all’organizzazione della postura e del movimento.
È stato un ulteriore momento di studio e confronto su un tema che consideriamo centrale nel nostro lavoro.
Continuare a studiare è importante perché il corpo non può essere ridotto a una singola articolazione, a un muscolo o a un esercizio.
Più conosciamo le modalità con cui il corpo riceve ed elabora le informazioni, più possiamo imparare a osservare il movimento in modo ampio e, soprattutto, individuale.
Non esiste un corpo uguale a un altro
Questo non significa complicare ogni allenamento o trasformare ogni esercizio in qualcosa di estremamente tecnico.
Significa imparare a scegliere.
Lo stesso obiettivo può richiedere strategie diverse.
Una persona può voler migliorare l’equilibrio.
Un’altra può voler correre meglio.
Un’altra ancora può voler recuperare una capacità che ha perso.
Qualcuno può semplicemente voler mantenere e sviluppare le proprie capacità anche in assenza di dolore o di un problema specifico.
Il punto di partenza cambia.
E se cambia il punto di partenza, può cambiare anche il percorso.
Allenare il movimento significa anche allenare la capacità di adattarsi
Muoversi bene non significa soltanto essere forti o flessibili.
Significa anche riuscire a controllare il corpo, coordinare le informazioni, reagire agli stimoli e adattare la risposta alle situazioni.
È questo che rende il movimento qualcosa di dinamico.
E forse è proprio questa la prospettiva più interessante:
non dobbiamo aspettare che qualcosa non funzioni per iniziare a conoscere e sviluppare meglio il nostro corpo.
Possiamo osservare come ci muoviamo, capire quali sono le nostre caratteristiche e costruire un percorso in funzione di ciò che vogliamo migliorare.
Perché il corpo non è una somma di parti.
È un sistema che comunica, integra informazioni e si adatta continuamente.
E quando impariamo a guardarlo nel suo insieme, anche il modo di allenarlo può cambiare.
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