Non esiste un allenamento uguale per tutti: come costruire un percorso su misura

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Quando decidiamo di migliorare il nostro corpo, spesso la prima domanda è:

“Quale esercizio devo fare?”

Cerchiamo l’esercizio per migliorare l’equilibrio, aumentare la forza, diventare più agili o migliorare la performance sportiva.

Ma forse la domanda giusta viene prima:

“Di cosa ho realmente bisogno?”

Perché un esercizio è uno strumento. E uno strumento funziona davvero quando viene scelto in base alla persona, al suo punto di partenza e all’obiettivo che vuole raggiungere.

Il tuo obiettivo non è un esercizio

Vuoi correre meglio?
Vuoi avere più equilibrio?
Vuoi migliorare nel tuo sport?
Vuoi sentirti più agile e sicuro nei movimenti?

Sono tutti obiettivi validi, ma nessuno di questi indica automaticamente quale esercizio scegliere.

Pensiamo a due persone che vogliono migliorare la corsa.

Potrebbero avere lo stesso obiettivo, ma caratteristiche completamente diverse: una potrebbe avere una buona forza ma una mobilità limitata, mentre l’altra potrebbe avere una buona mobilità ma difficoltà nel controllo del movimento.

L’obiettivo è lo stesso. Il punto di partenza no.

E se il punto di partenza è diverso, anche il percorso per arrivare allo stesso risultato può essere completamente diverso.

Prima dell’esercizio viene la persona

Un allenamento personalizzato dovrebbe partire dalla conoscenza della persona.

Prima di scegliere cosa fare è utile osservare:

  • quali capacità sono già presenti;
  • quali possono essere sviluppate;
  • eventuali limitazioni;
  • come viene organizzato il movimento;
  • il livello di esperienza;
  • le esigenze della persona;
  • l’obiettivo da raggiungere.

Questo permette di trasformare l’esercizio da semplice movimento a strumento con una funzione precisa.

Non si tratta quindi di trovare “l’esercizio migliore” in assoluto, ma quello più utile per quella persona, in quel momento e per quell’obiettivo.

Stesso obiettivo, persone diverse

Immaginiamo quattro persone.

Uno sportivo vuole migliorare la propria performance.

Un adulto vuole sviluppare le proprie capacità fisiche e sentirsi più efficiente nei movimenti.

Una persona con una difficoltà vuole recuperare una capacità che è stata ridotta.

Una persona anziana vuole mantenere il più a lungo possibile autonomia e sicurezza.

Tutti hanno un obiettivo legato al movimento.

Ma possono avere bisogno dello stesso programma?

No, perché sono persone diverse.

Cambiano l’età, l’esperienza, le capacità, le necessità e il contesto.

Anche per questo lo stesso esercizio può avere funzioni differenti.

Un esercizio di equilibrio, per esempio, può servire a sviluppare una capacità in una persona anziana, a migliorare il controllo neuromotorio in un adulto o a rendere più complesso un gesto specifico per uno sportivo.

Il movimento può sembrare simile, ma l’obiettivo e il modo in cui viene utilizzato cambiano.

Prima osserviamo, poi programmiamo

Per costruire un percorso sensato è importante conoscere il punto di partenza.

Non per dare un voto alla persona, ma per raccogliere informazioni.

Un test di mobilità può mostrare una capacità da sviluppare.

Un esercizio di equilibrio può far emergere una difficoltà nel controllo.

L’osservazione di un gesto può evidenziare caratteristiche del movimento che normalmente non notiamo.

Queste informazioni aiutano a capire dove intervenire e, soprattutto, da dove iniziare.

Perché se non conosciamo il punto di partenza, rischiamo di scegliere gli esercizi semplicemente perché sono conosciuti, perché li fanno tutti o perché sembrano difficili.

Ma un esercizio difficile non è necessariamente un esercizio utile.

Migliorare non significa soltanto fare di più

Quando pensiamo al miglioramento fisico, spesso associamo il progresso all’aumento della difficoltà:

più peso, più ripetizioni, più velocità, più allenamenti.

Ma migliorare significa anche fare meglio.

Avere maggiore controllo.

Muoversi con più precisione.

Coordinare meglio un gesto.

Gestire meglio la fatica.

Utilizzare la forza in modo più efficace.

Riuscire a svolgere un’attività con maggiore sicurezza.

Per questo completare una scheda di allenamento non significa automaticamente aver fatto un buon lavoro.

Bisogna considerare anche come è stato eseguito l’esercizio, se il carico era adeguato, se l’intensità era coerente con l’obiettivo e se il recupero era sufficiente.

La qualità del movimento diventa quindi parte integrante del percorso.

Il corpo deve sapersi adattare

Il corpo non vive sempre nelle stesse condizioni.

Cambiano le attività, le superfici, le velocità, le direzioni e le richieste.

Per questo sviluppare una capacità non significa soltanto allenarla in una situazione sempre uguale, ma anche imparare a utilizzarla in contesti differenti.

Pensiamo a uno sportivo: non basta avere forza in palestra. Quella forza deve poter essere utilizzata durante il gesto sportivo, spesso rapidamente e in condizioni variabili.

Pensiamo invece a una persona nella vita quotidiana: equilibrio, forza e coordinazione devono essere utilizzati per affrontare scale, passeggiate, terreni irregolari e attività che cambiano continuamente.

Il corpo deve sviluppare capacità, ma anche la possibilità di utilizzarle e adattarle.

Personalizzare non significa complicare

Un allenamento personalizzato non deve necessariamente essere pieno di esercizi strani o particolarmente complessi.

Personalizzare significa soprattutto dare un significato a ciò che facciamo.

A volte l’esercizio più utile può essere molto semplice.

La differenza non sta nella sua spettacolarità, ma nel motivo per cui è stato scelto e nel modo in cui viene utilizzato.

Un esercizio semplice, se risponde a una necessità reale, può essere molto più efficace di un esercizio complesso scelto soltanto perché sembra più difficile.

Non partiamo dal programma. Partiamo dalla persona.

Questo è il punto centrale.

Un programma contiene degli strumenti, ma è la persona a determinare come, quando e perché utilizzarli.

Prima comprendiamo l’obiettivo.

Poi osserviamo le caratteristiche della persona.

Individuiamo ciò che può essere sviluppato.

Scegliamo gli strumenti più adatti.

E durante il percorso osserviamo i cambiamenti, adattando il lavoro quando necessario.

Perché una persona non è una fotografia immobile.

Le sue capacità possono cambiare, il suo livello può cambiare e anche il suo obiettivo può cambiare.

Di conseguenza, anche il percorso deve poter cambiare.

Il miglior allenamento è quello costruito intorno a te

Non esiste l’esercizio perfetto.

Non esiste un programma valido per tutti.

Esiste un percorso costruito intorno alla persona, alle sue caratteristiche, alle sue necessità e al suo obiettivo.

Che tu voglia migliorare la performance sportiva, sviluppare le tue capacità, recuperare una funzione o mantenere la tua autonomia, il punto di partenza è sempre lo stesso:

capire chi sei, cosa sai fare e cosa vuoi migliorare.

L’esercizio è uno strumento.

Il programma è uno strumento.

La persona viene prima.

A Kinema Lab partiamo proprio da questo: conoscere la persona, osservare il suo movimento e individuare le capacità sulle quali costruire un percorso personalizzato.

Non partiamo dal programma. Partiamo dalla persona.

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