Il tuo corpo può fare di più: come capire cosa migliorare nel movimento e nella performance

By

Ti sei mai chiesto se stai davvero sfruttando al meglio le capacità del tuo corpo?

Quando parliamo di miglioramento fisico, spesso pensiamo immediatamente a qualcosa di molto concreto: aumentare i pesi, correre più velocemente, fare più ripetizioni, saltare più in alto o allenarsi più spesso.

Ma migliorare non significa necessariamente fare di più.

A volte significa riuscire a fare la stessa cosa con maggiore controllo, con meno fatica, con una migliore coordinazione o con una maggiore sicurezza.

E altre volte significa scoprire che una capacità che pensavamo di non avere può essere ancora sviluppata.

Il primo passo, però, è sempre lo stesso: conoscere il proprio corpo e capire da dove partire.

Conoscere il proprio corpo prima di cercare di migliorarlo

Quando vogliamo migliorare una prestazione, spesso partiamo direttamente dall’esercizio.

Cerchiamo un nuovo programma di allenamento, aumentiamo il carico, aggiungiamo ripetizioni oppure scegliamo esercizi sempre più complessi.

Ma siamo sicuri che sia questa la strada migliore?

Prima di decidere cosa allenare, sarebbe utile capire:

  • quali sono le nostre capacità attuali;
  • dove abbiamo dei limiti;
  • quanto siamo mobili;
  • quanto siamo stabili;
  • come controlliamo i nostri movimenti;
  • quanto siamo coordinati;
  • come reagiamo alla fatica;
  • quali capacità fisiche possono essere ulteriormente sviluppate.

Questo vale per chi pratica sport, ma anche per chi non ha nessun obiettivo agonistico.

Un adulto che vuole mantenersi attivo, una persona che vuole migliorare la propria forma fisica o qualcuno che semplicemente vuole sentirsi più libero nei movimenti ha comunque bisogno di conoscere le proprie caratteristiche.

Non esiste un miglioramento veramente personalizzato se non conosciamo il punto di partenza.

I test possono raccontarci qualcosa che non avevamo mai notato

Durante l’estate abbiamo parlato di alcuni semplici test legati al movimento: equilibrio, mobilità, capacità di controllo.

Il loro valore non sta nel dare un voto alla persona.

Non si tratta di stabilire semplicemente se siamo “bravi” o “scarsi”.

Un test è interessante perché può aiutarci a osservare qualcosa che normalmente non osserviamo.

Prova a pensare all’equilibrio su una gamba.

Magari riesci a mantenere la posizione per alcuni secondi senza problemi.

Ma cosa succede se chiudi gli occhi?

Oppure se cambi la posizione delle braccia?

O se devi contemporaneamente eseguire un altro movimento?

Lo stesso vale per la mobilità.

Puoi riuscire a raggiungere una determinata posizione, ma magari per farlo il corpo deve utilizzare compensi che non avevi mai notato.

Queste informazioni non sono una diagnosi e non devono essere vissute come un giudizio.

Sono semplicemente informazioni sul tuo modo di muoverti.

E più informazioni abbiamo, più possiamo scegliere consapevolmente su cosa lavorare.

Fare di più non significa sempre migliorare

Uno degli errori più comuni nell’allenamento è confondere la quantità con la qualità.

Più peso.

Più ripetizioni.

Più velocità.

Più allenamenti.

Più fatica.

Ma la performance fisica non dipende esclusivamente dalla quantità di lavoro che riusciamo a sostenere.

Conta anche come utilizziamo le nostre capacità.

Immaginiamo due persone che eseguono lo stesso esercizio con lo stesso carico.

Entrambe completano tutte le ripetizioni previste.

A prima vista sembrano aver svolto esattamente lo stesso lavoro.

In realtà potrebbero esserci differenze importanti nel modo in cui controllano il movimento, nella mobilità disponibile, nella stabilità, nella coordinazione e nella capacità di gestire la fatica.

Per questo completare una scheda non significa automaticamente aver fatto un buon allenamento.

Anche il carico deve essere adeguato.

L’intensità deve essere coerente con l’obiettivo.

I recuperi devono essere sufficienti.

E soprattutto, il movimento deve mantenere una qualità adeguata rispetto a ciò che stiamo cercando di ottenere.

Allenarsi non significa semplicemente eseguire esercizi. Significa dare al corpo uno stimolo che possa realmente utilizzare per migliorare.

La qualità del movimento viene prima della quantità?

Non sempre bisogna scegliere tra qualità e quantità.

L’obiettivo è piuttosto trovare il giusto rapporto tra le due.

Una persona che vuole migliorare la forza dovrà progressivamente aumentare lo stimolo.

Un atleta dovrà sviluppare capacità specifiche per il proprio sport.

Chi vuole migliorare la propria condizione fisica generale dovrà costruire progressivamente forza, resistenza, mobilità e capacità di controllo.

Ma in tutti questi casi esiste una domanda importante:

il mio corpo è pronto a gestire lo stimolo che gli sto proponendo?

Se la risposta è no, aumentare semplicemente il carico o la difficoltà potrebbe non essere la soluzione migliore.

Potrebbe essere più utile lavorare prima su una capacità che rappresenta un limite.

Ed è proprio qui che entra in gioco la personalizzazione dell’allenamento.

Mobilità, equilibrio, forza e controllo: il corpo lavora come un sistema

Il movimento non è composto da una sola qualità.

Quando eseguiamo un gesto, diverse capacità devono collaborare contemporaneamente.

La mobilità ci permette di raggiungere determinate posizioni.

La forza ci consente di produrre e controllare il movimento.

L’equilibrio ci permette di gestire il rapporto con la base di appoggio.

La coordinazione organizza il gesto.

Il controllo neuromotorio permette al sistema nervoso di integrare le informazioni e organizzare la risposta motoria.

La propriocezione contribuisce alla percezione della posizione e del movimento del corpo.

Queste capacità non sono compartimenti separati.

Lavorano insieme.

Per esempio, avere una buona forza non significa necessariamente riuscire a esprimere quella forza in un movimento preciso.

Avere una buona mobilità non significa automaticamente saperla controllare.

Riuscire a mantenere l’equilibrio in una situazione semplice non significa necessariamente riuscire a gestirlo durante un gesto sportivo complesso.

Per questo osservare il movimento nel suo insieme può fornire informazioni molto più interessanti rispetto al semplice risultato finale.

Il corpo si adatta continuamente agli stimoli

Il nostro corpo è un sistema estremamente adattabile.

Ogni giorno riceve informazioni dall’ambiente e deve trovare il modo di rispondere.

Quando ci alleniamo, gli chiediamo di adattarsi a determinati stimoli.

Quando cambiamo attività, superficie, velocità o direzione, introduciamo nuove richieste.

Quando invece ci muoviamo poco e ripetiamo per molto tempo gli stessi gesti, anche questa diventa una forma di adattamento.

Il corpo tende a diventare efficiente in ciò che gli chiediamo più frequentemente.

Questo è uno dei motivi per cui la variabilità del movimento può essere importante.

Cambiare esercizi, posizioni, direzioni, velocità e modalità di esecuzione permette di proporre al corpo richieste differenti.

Non significa rendere ogni allenamento complicato.

Significa evitare che il movimento diventi sempre uguale e dare al corpo la possibilità di confrontarsi con situazioni diverse.

La performance non riguarda soltanto gli sportivi

Quando sentiamo parlare di performance, pensiamo spesso agli atleti.

In realtà la performance appartiene a tutti.

Per un atleta può significare migliorare un gesto tecnico, aumentare la capacità di accelerare, saltare più in alto o mantenere un’elevata qualità del movimento durante la fatica.

Per una persona che pratica attività fisica può significare allenarsi meglio e ottenere maggiori risultati dal proprio percorso.

Per una persona comune può significare salire le scale con maggiore facilità, mantenere una buona autonomia, giocare con i propri figli o nipoti, affrontare una camminata in montagna o semplicemente sentirsi più sicura nei propri movimenti.

La performance è la capacità di esprimere al meglio ciò che il nostro corpo è in grado di fare in relazione all’obiettivo che ci siamo dati.

E l’obiettivo non deve necessariamente essere una gara.

Non serve aspettare di avere un problema

Un altro aspetto importante è che conoscere il proprio corpo non dovrebbe essere una necessità soltanto quando compare un dolore.

Possiamo farlo anche quando stiamo bene.

Anzi, quando non abbiamo particolari limitazioni abbiamo la possibilità di lavorare con maggiore libertà sulle nostre capacità.

Possiamo migliorare la mobilità.

Possiamo sviluppare la forza.

Possiamo allenare equilibrio e coordinazione.

Possiamo lavorare sul controllo del movimento.

Possiamo costruire una maggiore capacità di adattamento.

E possiamo farlo prima che una difficoltà diventi un limite importante.

Questo non significa prevedere o evitare qualsiasi possibile problema futuro.

Significa semplicemente investire nella capacità del corpo di muoversi bene e rispondere agli stimoli.

E se invece hai già scoperto un limite?

I test estivi potevano lasciare due risultati molto diversi.

Potresti aver scoperto una difficoltà che prima non avevi mai considerato.

Oppure potresti aver scoperto di stare bene, ma di avere ancora margini di miglioramento.

In entrambi i casi, il passaggio successivo non dovrebbe essere cercare casualmente l’esercizio più difficile su internet.

La domanda dovrebbe essere:

“Da dove devo partire?”

Se hai difficoltà nell’equilibrio, non significa automaticamente che devi fare esercizi di equilibrio per mesi.

Se hai una mobilità ridotta, non significa necessariamente che devi fare stretching tutti i giorni.

Se vuoi migliorare la tua performance sportiva, non significa semplicemente aggiungere altri allenamenti.

Prima bisogna capire perché quella capacità rappresenta un limite e come si inserisce nel funzionamento complessivo della persona.

Solo dopo possiamo scegliere gli strumenti più adatti.

Un percorso efficace parte dalla persona

Ogni corpo ha caratteristiche diverse.

Due persone possono avere lo stesso obiettivo ma necessitare di percorsi completamente differenti.

Due atleti che praticano lo stesso sport possono avere capacità, limiti e necessità diverse.

Persino due persone che eseguono lo stesso esercizio possono avere bisogno di lavorare su aspetti differenti.

Per questo un percorso personalizzato dovrebbe partire dall’osservazione della persona, delle sue capacità e del modo in cui organizza il movimento.

Gli esercizi sono strumenti.

Il vero punto di partenza è capire quali strumenti utilizzare e perché.

Il vero obiettivo? Aumentare le possibilità del tuo corpo

Migliorare non significa necessariamente diventare più forte, più veloce o più resistente.

Significa aumentare le possibilità.

Poter fare qualcosa che prima non riuscivi a fare.

Riuscire a eseguire un movimento con maggiore controllo.

Sentirti più sicuro.

Gestire meglio una situazione imprevista.

Affrontare un’attività sportiva con maggiore efficienza.

Oppure semplicemente mantenere nel tempo la capacità di muoverti liberamente.

Il corpo non è qualcosa di statico.

È capace di adattarsi, apprendere e sviluppare nuove capacità quando riceve gli stimoli giusti.

Per questo la domanda non dovrebbe essere soltanto:

“Cosa riesco a fare oggi?”

Ma anche:

“Quanto posso ancora migliorare?”

A Kinema Lab il lavoro parte dalla persona, dall’osservazione delle sue caratteristiche e dalla comprensione delle capacità che possono essere sviluppate.

L’obiettivo non è semplicemente aggiungere esercizi.

È costruire un percorso che aiuti il corpo a muoversi meglio, adattarsi meglio ed esprimere meglio le proprie possibilità.

Perché il punto non è fare semplicemente di più.

È scoprire cosa può fare meglio il tuo corpo.

Posted In ,

Rispondi